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Tutte le proprietà dell’acqua

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L'acqua è un elemento indispensabile ma bisogna spaere bene cosa beviamo, quando e come
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Perchè l’organismo ha bisogno di acqua?

L’acqua è un elemento indispensabile per la vita; senza acqua si può sopravvivere solo pochi giorni.
Tutte le reazioni vitali avvengono in presenza dell’acqua, che permette il trasporto e la distribuzione di tutte le sostanze nell’organismo.

L’acqua non si trova mai allo stato puro (H2o); scorrendo nel sottosuolo si arricchisce di sostanze e di sali minerali.

L’acqua è necessaria per lo svolgimento di tutti i processi metabolici dell’organismo; in particolare permette:

    • la digestione;
    • la soluzione e il trasporto di sostanze nutritizie, enzimi, ormoni in tutto il corpo;
    • l’eliminazione di tutti i prodotti di scarto attraverso reni, polmoni e cute;
    • di tenere costante la temperatura del corpo per mezzo della propria evaporazione attraverso l’epidermide;
    • l’equilibrio acido-base dell ’organismo.

L’acqua entra nella formazione di molti liquidi fisiologici, come quello oculare, sinoviale, cerebro-spinale, amniotico e di quelli di secrezione degli apparati digerente, respiratorio e urinario.

Di quanta acqua abbiamo bisogno?

Il fabbisogno quotidiano di acqua in un individuo normale è pari a circa 2,5 litri.
Questa quantità, assunta sia bevendo sia attraverso gli alimenti, bilancia le fuoriuscite che avvengono attraverso le urine, le feci, la respirazione e la sudorazione.

In condizioni normali, una buona abitudine è bere da un litro a un litro e mezzo di acqua al giorno (da sei a otto bicchieri), distribuita nell’arco della giornata, facendo attenzione che essa non sia troppo fredda, e limitandone l’introduzione durante i pasti, per non diluire eccessivamente i succhi gastrici.

Il fabbisogno giornaliero di acqua è correlato a fattori come l’età, l’attività fisica, l’alimentazione e il clima.

Quando serve più acqua e quando ne va contenuto il consumo.

Esistono situazioni in cui un maggiore apporto d’acqua diviene importante:

      • quando si segue un’alimentazione troppo ricca di proteine, per facilitare l’eliminazione delle scorie;
      • nell’alimentazione dei lattanti, che ne hanno un fabbisogno maggiore;
      • nell’alimentazione degli anziani, che hanno una minore riserva corporea d’acqua e anche un minore stimolo della sete, che li porta a bere poco;
      • quando si vive in ambienti molto caldi e umidi;
      • in caso di febbre elevata, vomito e diarrea persistenti, o quando vi è l’eliminazione di una quantità eccessiva di urine (poliuria);
      • in caso di terapia con farmaci o rimedi che favoriscono la diuresi.

      In alcuni casi, invece, è importante contenere il consumo d’acqua; per esempio, in caso di scompenso cardiaco o nelle malattìe renali si può verificare un accumulo d’acqua nei diversi tessuti, perche’ l’organismo non è in grado di eliminarne la quantità in eccesso.

      Acque minerali

      Tutte le acque potabili contengono minerali, ma per legge possono essere denominate “minerali” solo quelle che presentino i seguenti requisiti:

        • che abbiano origine da una falda o da un giacimento sotterraneo;
        • che siano dotate di proprietà salutari, per la presenza di particolari sali minerali e di oligoelementi;
        • che siano già potabili alla sorgente e vengano imbottigliate così come sgorgano dalla fonte.

        Caratteristiche delle acque minerali

        Le caratteristiche organolettiche e di contenuto delle diverse acque minerali sono basilari per effettuare considerazioni sul loro impiego nelle differenti età e condizioni sia fisiologiche sia patologiche della vita.
        Una prima distinzione tra le acque minerali può essere fatta in base alla quantità di sali minerali in esse contenuti.

        Un parametro molto importante è il residuo fìsso a 180 °C, vale a dire il contenuto totale di sali, espresso in grammi, ottenuto dopo l’evaporazione di un litro di acqua minerale.
        In base ai valori del residuo fisso si fa la distinzione qui di seguito riportata.

        1. Acque minimamente mineralizzate: sono circa il 9% di quelle in commercio e hanno il minor contenuto assoluto di sali; il loro assorbimento per via gastrica è dunque rapidissimo. Esse determinano un marcato aumento della diuresi e sono principalmente indicate per la cura della calcolosi delle vie urinarie. Queste acque vengono utilizzate in pediatria per la ricostituzione del latte in polvere, e anche in tutte quelle situazioni in cui sia necessario un ridotto apporto di sodio (per esempio in caso di ipertensione arteriosa).
        2. Acque oligominerali: rappresentano il 56% delle acque minerali italiane e sono caratterizzate da una ridotta concentrazione di sali minerali, da tracce di metalli pesanti, di oligoelementi e gas disciolti. Queste acque hanno azione diuretica e trovano la principale indicazione nella prevenzione della calcolosi renale.
        3. Acque ricche di sali minerali: costituiscono l’1% delle acque italiane e in questo gruppo rientrano le acque medicamentose. L’assunzione di queste acque andrebbe fatta sotto diretto controllo del medico.
        4. Acque mineralizzate: rappresentano il 24% delle acque italiane immesse sul mercato; l’azione è analoga a quella delle acque oligominerali. Sono acque ricche di bicarbonati.

        La classificazione delle acque minerali dipende anche dalle sostanze in esse contenute.

        1. Acque bicarbonate: il tenore di bicarbonato deve essere superiore a 600 mg/l, in pratica è sufficiente che sia la sostanza maggiormente presente. Sono prevalentemente acque bicarbonato calciche (48,7%). Queste acque favoriscono la digestione, accelerando lo svuotamento gastrico se bevute durante i pasti; tamponano l‘attività gastrica se assunte a digiuno; sono indicate nei disturbi epato-biliari e nelle cistiti croniche per la loro azione diuretica e spasmolitica.
        2. Acque solfate: hanno un tenore di solfati superiore a 200 mg/l; sul mercato sono presenti acque solfato calciche, solfato sodiche e solfato magnesiache. Sono acque lievemente lassative e indicate in soggetti sofferenti di colite spastica con alternanza di stipsi e diarrea; hanno effetto rilassante sulla muscolatura biliare, azione equilibrante sul fegato e la colecisti.
        3. Acque clorurate: prevalgono in esse il cloro (Cl-) e il sodio (Na+); la loro composizione è affine a quella dei liquidi organici e per questo hanno un’azione equilibratrice sulle attività dell’intestino, delle vie biliari e del fegato, e un’azione spasmolitica (che riduce gli spasmi) e protettrice della cellula epatica dalle sostanze tossiche.
        4. Acque magnesiache: hanno un tenore di magnesio (Mg-++) superiore a 50 mg/l. Sono acque che svolgono un’azione purgativa, ma trovano indicazione anche nella prevenzione dell’aterosclerosi, perché inducono una dilatazione delle arterie.
        5. Acque calciche: hanno un tenore di calcio (Ca++) superiore a 150 mg/l, in genere associato a bicarbonato. Agiscono a livello dello stomaco e del fegato, aiutano a prevenire ipertensione e osteoporosi.
        6. Acque fluorate: contengono fluoro (F-) in percentuale superiore a 1 mg/l. Sono indicate per la prevenzione della carie e dell‘osteoporosi.
        7. Acque ferruginose: contengono un tenore di ferro superiore a 1 mg/l. Sono indicate per chi soffre di anemia ferropriva.
        8. Acque sodiche: hanno un tenore di sodio superiore a 200 mg/l. Influenzano positivamente l’eccitabilità neuromuscolare; sono controindicate nei soggetti ipertesi.

        Le acque gassate
        L’aggiunta di gas rende l’acqua più appetibile e ne migliora i caratteri organolettici: le acque gassate dissetano meglio, perchè le bollicine anestetizzano le terminazioni nervose della bocca e provocano dilatazione dello stomaco con apparente sazietà, svolgono inoltre una leggera attività batteriostatica. Queste acque sono controindicate in soggetti che soffrono di acidità di stomaco gastrite o ulcere e fermentazione intestinale

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