Home Segreti della mente Come smettere di farsi le seghe mentali

Come smettere di farsi le seghe mentali

22 min read
0
0
220
Come smettere di farsi le seghe mentali e ricominciare a godersi la vita
Fa un regalo a tutti i tuoi contatti: condividi con loro le regole per star bene.

Come smettere di farsi le seghe mentali

Tratto dal libro “Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita” del Professor Giulio Cesare Giacobbe”

Link alla scheda del libro

Se chiedi a uno che si fa le seghe mentali se è felice, ti risponderà di no; ti dirà che è immensamente infelice, che soffre e, di fatto, il male di cui soffriamo raramente è fisico; è quasi sempre mentale ed è dovuto alle seghe mentali.

Le seghe mentali quindi fanno male, danno sofferenza.
La sofferenza, sia quella fisica che quella mentale, consiste in uno stato di contrazione muscolare, in qualche parte del nostro corpo, provocato da uno stato di tensione elettrica, comunicato dal cervello alle cellule muscolari.
Nel cervello, dunque, si decide se attivare lo stato di contrazione muscolare e, di conseguenza, la sofferenza.
E’ IL CERVELLO CHE ATTIVA LA SOFFERENZA.

Perché?
Perché la natura ha dovuto dotare l’uomo di un sistema di allarme che gli garantisse la sopravvivenza.
Se un essere umano dell’era preistorica, deve evitare di farsi mangiare dalla prima tigre con i denti a sciabola che passa, bisogna che si attivi qualche meccanismo che impedisca al “fesso” di farsi mangiare.
Come?
Provocandogli un tale disagio, dal farsi mangiare dalla tigre, da convincerlo a far qualcosa, a scappare.

La sofferenza come disagio va benissimo ed è adattissima a salvare l’uomo.
C’è chi chiama paura questa sofferenza e chi la chiama più appropriatamente tensione e si tratta proprio della tensione elettrica di cui si parlava prima.
Lo stato di tensione elettrica deriva dunque dall’attivazione del nostro sistema di allarme naturale, che ha lo scopo di assicurarci la sopravvivenza e quindi entra in funzione ogni volta che a noi sembra di ravvisare un pericolo per la nostra incolumità.

Ora, quando diverse migliaia di anni fa, venivamo aggrediti dalla tigre dai denti a sciabola, questo sistema di allarme andava benissimo per il suo scopo; ci faceva correre come razzi, eravamo tutti primatisti sui 100, 200, 300 metri. Ma adesso, che non c’è più alcuna tigre dai denti a sciabola ad inseguirci, nessun leone, nessuna pantera, nessun orso, eccetera, perché non è cambiato niente e continuiamo ancora ad essere tutti primatisti?

Oggi, non ci insegue più nessuno, a meno che non abbiamo svaligiato una banca, senza aver avuto la furbizia di far perdere le nostre tracce.
Ma allora perché corriamo continuamente, come se fossimo inseguiti dalla tigre dai denti a sciabola, da un leone, da una pantera?
Perché quello che fa scattare in noi l’allarme non è la tigre, il leone e la pantera ma è il nostro cervello. È il nostro cervello che decide insindacabilmente cosa costituisca, o meglio cosa A NOI SEMBRI ESSERE, un pericolo.
Si perchè il nostro cervello a volte decide che non vi è nessun pericolo, in cose pericolosissime, ma vede invece pericoli mortali, in cose assolutamente innocue.
È il nostro cervello, sulla base di come è stata programmata la nostra memoria (inconscio), che crea situazioni di allarme e nonostante tutti i ragionamenti che possiamo fare, è il cervello che decide se una cosa è pericolosa o no.

Quando decide che siamo in pericolo, ebbene non c’è niente da fare, entriamo in panico.
Basta il solo pensiero; e, diciamoci le cose come stanno, l’elenco degli animali pericolosi per l’uomo, in epoca preistorica, fa ridere rispetto all’enorme lista dei pericoli che il nostro cervello è in grado di creare.
Alcuni sono attinenti al nostro io corporeo: “O Dio mi prenderò l’AIDS”, “Sono troppo grasso”, “Con tutti questi brufoli faccio schifo”, “Sono sicuro che ho un cancro”.
Altri sono più ideali “Sono nato sfortunato”, “Nessuno mi vuole bene”, “Sono uno stronzo“, “Finirò solo e abbandonato da tutti”, eccetera, eccetera.

Il pensiero è dunque la causa principale della nostra sofferenza, l’essenza stessa della sega mentale.
Il pensiero è come il coltello: ti ci puoi imburrare il pane oppure tagliartici la gola. È incredibile ma quasi tutti gli esseri umani preferiscono la seconda soluzione, non chiedermi il perché. È come chiedermi perché diavolo l’acqua ti cade addosso invece di starsene per i cavoli suoi su una nuvola.

Eppure il pensiero non è nato con l’idea di essere o di diventare un’arma di autodistruzione.
Naturalmente il pensiero dell’uomo moderno è il risultato dell’evoluzione biologica, quindi ha lo stesso scopo di tutte le funzioni biologiche: semplicemente la sopravvivenza.

Ora, mettiamo che uno ti molli un pugno in faccia, mentre passeggi, e che scappi prima che tu riesca a reagire. Questo ti procura un bel po’ di tensione, che non puoi scaricare, mollandogli un calcio nelle palle, perché se n’è già andato via.
Cosa fai allora? Ti spacchi il cervello per due giorni, pensando che se lo incontri gli spacchi la faccia. E questa scena, con tutte le sue sequenze, te la ripeti in continuazione nella tua testa come fosse un film, perché, con questo espediente, scarichi un po’ di quella tensione che non puoi scaricare in modo naturale, cioè reagendo fattivamente, dandogli per davvero un sacco di botte. Potergliele dare realmente ti avrebbe permesso di scaricare in modo naturale la tensione; ma non puoi agire e quindi scatta il pensiero.
Dunque lo scopo immediato del pensiero è scaricare la tensione eccessiva.

Avendo addosso una tensione insopportabile e non potendola scaricare totalmente, attraverso azioni reali, la scarichi parzialmente col pensiero che è quindi una simulazione figurativa dell’azione, un surrogato dell’azione, un’immaginazione.

Quindi, quando un agente ambientale esterno fa diventare insopportabile lo stato di tensione, che raggiunge un livello di guardia, oltre il quale può diventare autodistruttivo per l’individuo, interviene, per la sua sopravvivenza,  l’attivazione del pensiero. Il pensiero simula l’azione che potrebbe far scaricare la tensione; simula una situazione ambientale gratificante per il cervello.

Insomma è un normale fenomeno di omeostasi, cioè di ripristino del normale stato fisiologico, finalizzato alla sopravvivenza
Il pensiero quindi assolve ad una funzione difensiva dalle aggressioni ambientali.

Intendiamoci, col pensiero si è sviluppata anche la logica e la capacità di deduzione; il pensiero è diventato per l’essere umano una formidabile arma di controllo dell’ambiente, per mezzo della quale egli si è impadronito del pianeta, perché mediante il pensiero l’essere umano è diventato capace di risolvere i problemi ambientali.
In questo caso, il pensiero è positivo, perché è un sistema di problem solving, un sistema capace di risolvere i problemi circostanti, attraverso l’iniziale simulazione delle azioni, finalizzate alla loro soluzione, a patto però che tali azioni pensate vengano effettivamente attuate, cioè che le azioni pensate poi diventino reali, che il pensiero dia luogo all’azione che elimina le condizioni ambientali negative e scarica la tensione, ristabilendo così l’equilibrio omeostatico, cioè lo stato di benessere.

Quindi il pensiero è positivo se si trasforma in azione; ma è malefico se resta solo immaginazione…ed è una sega mentale.
Ma pensaci un attimo, quante volte tu traduci il tuo pensiero in azione, usando il tuo pensiero per risolvere problemi reali e quante volte invece ti immagini un’azione che non sei stato, non sei e non sarai in grado di attivare?
Quante volte utilizzi solo la funzione più primitiva del pensiero, semplicemente per contenere la tensione generata dai problemi reali MA NON RISOLTI?

Ne deriva una verità tremenda: il pensiero è molto spesso una sega mentale!!

Per non parlare di quando il pensiero non è in grado di eliminare le aggressioni ambientali, neppure sul piano dell’immaginazione. In questi casi la tua tensione non solo non diminuisce ma addirittura aumenta, aumentando la tua sofferenza. Così, da sistema di difesa il pensiero si trasforma in un sistema di incremento della tensione, in un processo autolesivo.
Il pensiero che genera ulteriore sofferenza è una sega mentale malefica.

Quando i problemi immaginari, inventati dal pensiero, generano più tensione di quella generata originariamente dal problema reale, si verifica quella che chiamiamo nevrosi, situazione diffusissima: l’uomo è nevrotico! e il fenomeno non riguarda soltanto un limitato numero di casi è l’umanità in se ad essere nevrotica.

Ma allora, mi dirai, se il pensiero genera nevrosi, bisogna smettere di pensare??
Ebbene ti devo confessare che non sarebbe male smettere di pensare e ti devo anche confidare che il non pensare è la condizione naturale dell’essere umano. I bimbi di per sé non sono mai concentrati su qualcosa; ma nel momento in cui la vostra mente comincia mettere a fuoco qualcosa, nel momento in cui si forma la vostra coscienza, si vivono i modelli, i condizionamenti educativi, ambientali, sociali ecc. ecc. imponiamo limitazioni alla nostra coscienza. Queste limitazioni fanno si che molte delle potenzialità della mente non vengano più usate.

Viene utilizzata soltanto una parte minima della mente; il resto (ed è la parte maggiore) finisce nel piano dell’inconscio.
Viene così creata una divisione, una scissione.
La maggior parte della vostra mente diviene estranea, vi alienate da voi stessi, divenite straniero alla vostra totalità.
E questo inconscio, questa mente inutilizzata, sarà costantemente in lotta col lato conscio.
Ecco perché si assiste sempre a conflitti interiori.

MA ALLORA PERCHE’ CONTINUIAMO A FARCI LE SEGHE MENTALI?

Perché il cervello è come quegli armadi che la compagnia telefonica mette per strada, pieni di un’intrigata rete di fili, in cui non ci si capisce nulla. E quando questi fili (circuito neuronale), del nostro armadio (cervello), vanno sotto tensione, il cervello ci gode un casino a farlo e tende a farlo ancora e ancora…è la cosiddetta legge di inerzia che regola tutti i fenomeni dell’universo: “se non interviene qualcosa a modificarlo, un fenomeno tende a ripetersi all’infinito”.
La legge di inerzia nel nostro cervello è particolarmente attiva e maggiore è la tensione più è lunga la durata di questo fenomeno. E guarda caso abbiamo parlato di tensione proprio in merito alla sofferenza che scaturisce dai segnali di allarme che produciamo.

Ecco perché i nostri pensieri, specialmente quelli che contengono una preoccupazione o una paura tendono a ritornare fino a diventare un’ossessione. Non fai altro che pensarci; questa è la dinamica della sega mentale, tende a ripetersi come un deficiente. Un bell’esempio di moto perpetuo.

E la cosa incredibile è che la maggior parte dei pensieri si manifesta a prescindere dalla nostra volontà. Tu non vorresti continuare a massacrarti la testa pensando se lui ti vuole bene o ti tradisce, ma lo fai…continui a pensarlo anche senza volerlo. Lo fai contro la tua volontà, in altre parole il tuo pensiero è completamente automatico, si produce da solo.

Ma questa è una scoperta importantissima, perché se uno è intelligente e comprende quanto appena detto, non prende più in considerazione i propri pensieri, almeno quelli involontari.
In realtà è il nostro inconscio a produrre le nostre creazioni non volute.
Nel nostro inconscio ci sono registrate tantissime informazioni, accumulate negli anni.
Il nostro cervello quindi costruisce quasi tutto il nostro pensiero e di conseguenza la nostra vita.
Ecco perché ci facciamo le seghe mentali; perché è il nostro cervello a imporcele, non siamo noi a farcele, le SEGHE MENTALI CI SI FANNO DA SOLE!

Esistono così due mondi, il mondo della mente e quello della realtà.
A qualunque oggetto reale, noi attribuiamo un significato, sulla base di una nostra visione totalmente soggettiva e personale filtrata dalle informazioni che abbiamo registrato nella nostra memoria (inconscio). Noi normalmente non abbiamo una rappresentazione oggettiva della realtà ma solo una limitata rappresentazione soggettiva, derivata dai condizionamenti di esperienze precedenti, che in molti casi distorce la realtà.

In questo modo, i due mondi, quello della mente e quello reale, sono distinti e separati. E banalmente il mondo della realtà è reale e quello della mente è irreale. Per vedere il mondo come è, noi dovremmo smettere di pensare e cioè smettere di farci condizionare dalla nostra memoria (inconscio).

Questo si ottiene solo sviluppando un controllo della mente capace di non farci condizionare dai nostri stessi pensieri.

Puoi proseguire la lettura sul libro: “Come smettere di farsi le seghe mentali e godersi la vita” del Professor Giulio Cesare Giacobbe”

Link alla scheda del libro

Fa un regalo a tutti i tuoi contatti: condividi con loro le regole per star bene.
Carica gli articoli correlati
Leggi di più su Vivere Sani
Leggi di più in  Segreti della mente

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Leggi anche

Quali sono le proprietà della curcuma?

Quali sono le proprietà della curcuma? La curcuma, anche chiamata zafferano indiano o spez…