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Disturbi alimentari: il cibo e le nostre emozioni

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Il cibo da nutrimento del corpo può diventare un modo per rispondere a bisogni psichici e questo conduce ai disturbi del comportamento alimenteare
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Cibo ed emozioni

Saper mangiare e come saper andare in bicicletta: richiede equilibrio.
Ci sono persone cui per natura viene facile, e una volta montate in sella spingono sui pedali e vanno.
Altre invece hanno bisogno di molto esercizio e di un continuo sforzo di volontà, per rialzarsi da tutte le cadute e continuare a pedalare.

Per uscire di metafora, avere equilibrio nel mangiare significa saper valutare: distinguere ciò che è bene mangiare da ciò che è dannoso o non sano; significa tenere nel giusto conto le regole acquisite (siano esse familiari o sociali o di altro tipo ancora) e a volte anche saperle infrangere per poi tornare a rispettarle; significa soprattutto essere consapevoli di ciò che mettiamo nel piatto, del perché scegliamo proprio un determinato cibo, e di quanto, quando e perché mangiamo o non mangiamo.

Nel tentare di trovare e poi mantenere questo equilibrio si gioca molta parte del nostro benessere, non solo fisico ma anche -e forse soprattutto – psichico ed emotivo, perché le emozioni vi giocano un ruolo primario.

Potrebbe sembrare e, a uno sguardo superficiale, appare così che un soddisfacente rapporto col cibo possa basarsi sulla quantità e sul gusto personale: se si mangia nella giusta misura del cibo che piace, si avrà il beneficio di sentirsi sazi, soddisfatti ed emotivamente gratificati.

Ma se invece di cibo (fosse anche dell’ottimo cibo) se ne mangia in maniera smodata, senza darsi una misura e senza dare ascolto ai segnali di sazietà del corpo, cosa succede? Avremo lo stesso senso di gratificazione? O piuttosto non accadrà che, alla fine dell’abbuffata (o anche già durante), affioreranno i sensi di colpa?

E se invece il cibo viene assunto in quantità talmente minima da non garantire il necessario nutrimento, mettendo così a rischio la stessa sopravvivenza? Possiamo parlare allora di gratificazione?

Cosa può nascondersi dietro questi due estremi modi di affrontare il cibo? Quanta distanza, e quanti diversi modi di relazionarsi al cibo possono trovarsi fra questi due diversi limiti?

il cibo è qualcosa che non ha valore solo per ciò che è ma anche per tutto ciò che rappresenta.

Se avviene che il valore fisico di nutrimento del cibo non si accompagna più ai valori e ai simboli ma viene soppiantato da questi al punto da diventare simbolo esso stesso, mangiare sarà non un modo per soddisfare i bisogni del nostro corpo, bensì per cercare risposte ai bisogni che affiorano dalla nostra psiche e dalle nostre emozioni e che non siamo in grado di affrontare in altro modo.

Leggi anche:
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I disturbi del comportamento alimentare
Anoressia: desiderio dominante di esercitare il controllo
Bulimia: una voragine che porta a ingurgitare cibo continuamente.

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