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La differenza tra pensiero e coscienza

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Pensiero e coscienza sono due cose ben distinte. Si può avere coscienza ma essere privi di pensiero
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Smettere di esistere e cominciare a vivere.

È importante distinguere la coscienza dal pensiero.

Pensiero e coscienza sono due cose ben distinte.
Si può avere coscienza ma essere privi di pensiero. Infatti la coscienza è un’attività psichica autonoma e autosufficiente tanto che è ormai accertato che molti animali abbiano una coscienza, cioè siano coscienti.
Sono ad esempio coscienti del dolore; sono coscienti di essere vivi; sono coscienti della presenza di altri animali o di esseri umani.
Perfino delle piante si dice che siano coscienti; che siano cioè sensibili alla loro presenza in un determinato contesto, in un determinato momento.

Ma probabilmente la distinzione più chiara, tra coscienza e pensiero, ce la danno le persone affette da patologie degenerative del cervello, come i malati di Alzheimer o le persone affette dalla cosiddetta demenza senile.

In queste persone lo scollamento tra pensiero e coscienza è realmente misurabile; queste persone sono consapevoli di essere ma hanno smarrito le coordinate, i punti di riferimento; hanno smarrito il pensiero di essere.
Sono consapevoli della presenza di altri ed esprimono una propria soggettività ma non riescono più ad esercitare un pensiero di consapevolezza, un pensiero di soggettività.
Sono consapevoli di essere presenti nel tempo, in un qualche tempo, ma non hanno il pensiero del tempo, non distinguono passato, presente e futuro; il tempo si amalgama in un tutto indistinto e toglie alla mente e alla vita lo scorrere che organizza l’esistenza in un processo lineare e sensato.
Queste persone attivano pensieri ma non sanno di avere pensieri.

Ma purtroppo, il tesoro più prezioso che esista al mondo – il pensiero – viene buttato via consapevolmente anche da tante persone non malate, che vivono e sono coscienti di essere al mondo; non hanno malattie, non hanno difetti congeniti, non sono nate e cresciute in paesi in cui la guerra o la povertà impedisca loro di poter esprimere una vita dignitosa.

Queste persone sono sane e ben nutrite; sono nate in società moderne che hanno garantito loro cibo, vestiti, una casa, dei servizi, sicurezza e divertimento; possono esprimersi liberamente, possono votare, hanno libertà di pensiero, parola e azione.
Hanno internet che li mette in connessione con tutte le informazioni che vogliono e che potrebbe farli diventare esperti in qualunque settore senza spendere neanche una lira; possono studiare, viaggiare, possono leggere, inventare, amare; possono scegliere, sono coscienti di tutto ma non ci pensano mai ed è proprio questa la tragedia: hanno coscienza ma non pensano; vivono la loro vita sballottati dalle circostanze, inseguendo gli avvenimenti, senza progetti, facendosi dominare dalle abitudini, guidare dagli istinti, condizionare dalle altre persone.

I pensieri li sommergono e li agitano. Cambiano idea ogni due minuti, sono inaffidabili, dicono una cosa e poi ne fanno un’altra, dicono bugie per difendersi e altre bugie per coprire quelle precedenti, fino a non capire più quando mentono e quando dicono la verità.

Non sono mai se stesse, imitano sempre qualcuno, si lamentano di tutto e del contrario di tutto.
Se hanno un lavoro non è mai quello che vogliono fare; se sono in un posto vorrebbero essere in un altro. Vorrebbero solo non far niente e quando non fanno niente si annoiano; criticano gli altri, la società, i politici, l’economia, le banche; danno la colpa a tutti e sono pieni di rabbia.

Tutto li disgusta ma poi si rivolgono sempre proprio a ciò che li disgusta.
Abbandonano un lavoro e ne trovano un altro peggiore; sospirano per i progetti mancati ma non ne portano avanti neanche uno.
Vogliono denaro ma non lavorano per farlo e disprezzano chi l’ha fatto; sono invidiosi; si separano dalla moglie e ne prendono un’altra da cui si separano di nuovo.
Abbandonano i figli e poi si lamentano se i figli li abbandonano.
Non danno niente e pretendono tutto; vivono da solitari, egoisti ma si lamentano della solitudine.

Hanno coscienza ma non pensano.
Quante ne conosci di persone così?
Quante ne conosci di persone che buttano via il tesoro più prezioso che hanno?
Persone che potrebbero vivere la migliore delle vite e aspirare alle più elevate sfere dell’uomo e invece buttano via tutto e “si lasciano vivere

Da quando esiste, l’umanità si divide in due grandi gruppi: le persone che sono solo coscienti e le persone che pensano.
Se pensi puoi elevarti ed avanzare.
Avanzare è la natura della vita; tutti desideriamo una vita migliore, più agiata, più ricca, più abbondante, più felice, più elevata.
È la nostra natura umana, la nostra natura vitale.
Ma c’è sempre un prezzo da pagare per tutto questo e il prezzo da pagare è attivarsi autonomamente, smettere di esistere soltanto e cominciare a vivere; smettere di avere solo coscienza e iniziare a pensare.

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