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Come leggere le etichette degli alimenti

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Leggere attentamente le etichette degli alimenti
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Leggere le etichette degli alimenti

La lettura attenta delle etichette è sempre più una vera necessità.

Spesso infatti i prodotti alimentari solo sottoposti a complesse manipolazioni industriali, che prevedono l’uso di diverse sostanze artificiali. Molte di queste, se assunte abitualmente e per lunghi periodi, possono causare danni alla salute.

Se si impara a leggerle, le etichette sono preziose fonti di informazioni sulla effettiva composizione dell’alimento che si acquista.

I nomi commerciali, gli slogan che appaiono sulla confezione, possono indurre facilmente in errore l’acquirente.

Le etichette invece, per legge, devono essere scritte secondo alcune regole che informano il consumatore su ciò che effettivamente è contenuto.

Per obbligo di legge, l’etichetta deve contenere le seguenti informazioni:

  • il nome commerciale del prodotto,
  • la lista degli ingredienti e a volte la loro percentuale,
  • la data di scadenza,
  • gli accorgimenti necessari per la conservazione,
  • il nome e l’indirizzo del produttore o del distributore.

In alcuni casi, il produttore deve fornire anche altri particolari, come per esempio le dimensioni del prodotto, e specificare se il peso si riferisce al prodotto sgocciolato oppure se sia soggetto a diminuzione.
Le normative comunitarie richiedono inoltre che sull’etichetta sia specificato il trattamento a cui gli alimenti sono stati sottoposti: liofilizzazione, surgelazione, concentrazione, affumicamento.

In particolare, se il prodotto è stato trattato con radiazioni ionizzanti, deve apparire la dicitura ionizzato oppure trattato con radiazioni ionizzanti.

L’ingrediente principale deve essere elencato per primo.

La legge italiana prescrive che sulle confezioni gli ingredienti siano elencati in ordine decrescente secondo il peso. Se, per esempio, gli ingredienti sono: farina di frumento 00, farina integrale di frumento, sale, significa che nel prodotto vi è una maggiore quantità di farina 00 che di farina integrale.

Tuttavia, a meno che non sia anche dichiarata la percentuale delle due farine, non vi è modo di sapere quale sia il rapporto tra la quantità di farina 00 e di farina integrale.

Può succedere che sulla confezione sia messa in grande evidenza la dicitura “Con farina integrale” mentre in realtà la quantità di questo tipo di farina potrebbe essere trascurabile.
Gli ingredienti devono essere distinti dagli additivi. Sono considerati ingredienti le sostanze che forniscono un apporto nutritivo.
L’elenco degli additivi va preceduto dalla parola ‘contenente’ per distinguerli dagli ingredienti.
È di estrema importanza leggere con attenzione la data di scadenza, poiché può generare confusione. La direttiva europea ammette due diciture:

  1. Da consumare preferibilmente entro il… seguito dalla data o dall’indicazione di dove trovare la data sulla confezione.
  2. Da consumare entro. . . seguito dalla data.

Nel primo caso, il prodotto può essere usato anche dopo un certo periodo dalla data di scadenza senza rischi per la salute; nel secondo, si tratta di preparazioni deperibili da consumare nel tempo stabilito, oltrepassato il quale si potrebbero subire danni alla salute.

Qualsiasi affermazione sulle proprietà curative del prodotto, come per esempio nel caso delle acque minerali, prima di essere riportata in etichetta deve essere sottoposta all’approvazione della Commissione della Comunità Europea.

Gli additivi

Sono considerati additivi le sostanze utilizzate solo per migliorare le qualità organolettiche di un alimento, vale a dire: gusto, sapore, aspetto, odore, oppure per conservare più a lungo le caratteristiche chimiche e fisiche dell’alimento.

Gli additivi sono suddivisi in diverse categorie, secondo la loro azione: conservanti, acidifîcanti, antiossidanti, e così via.

Alcuni additivi possono svolgere contemporaneamente varie azioni: in tal caso viene assegnato alla categoria corrispondente alla funzione principale che svolge nell’alimento.

Gli additivi sono regolamentati dalla legge della Comunità Europea. In etichetta vanno indicati con il nome della loro categoria di appartenenza, per esempio addensante, seguito dal nome specifico, per esempio agar-agar, oppure dal numero assegnatogli dalla Cee, preceduto dalla lettera E. Nel caso dell’agar-agar la sigla è E406, dove E sta per European Economic Community.

Molti additivi hanno solo un’ azione di abbellimento. È il caso dei coloranti che non modificano il sapore del prodotto ma sono utilizzati unicamente per renderlo più piacevole alla vista.

Non si conosce l’azione a lungo termine dei coloranti. In passato alcuni sono stati ritirati dal commercio, come per esempio l’amaranto, E123. Non si può escludere che in futuro si scopra che altri coloranti sono nocivi.

Altri additivi, come addensanti, aromatizzanti, gelificanti , sali di fusione, tensioattivi, servono a migliorare prodotti perlopiù di scarso valore nutritivo. Utilizzandoli regolarmente, ci si abitua a gusti falsati che non fanno più apprezzare il sapore del cibo genuino.

Un esempio tipico è quello delle bevande gassate e dolcificate. Molte persone non riescono più a consumare un pasto bevendo semplicemente acqua e sentono la necessità di bevande gassate e dolcificate.

Gli antiossidanti e gli antimicrobici sono utili e spesso necessari per la conservazione del cibo. Tuttavia, condizioni igieniche più buone, processi lavorativi diversi, materie prime di migliore qualità potrebbero in molti casi rendere superfluo il ricorso a questo tipo di prodotti.

Infine i coloranti di sintesi sono sostanze inutili e a volte dannose. Secondo ricerche condotte dalla facoltà di Scienze dell’Alimentazione dell’Università di Milano, i ghiaccioli, per esempio, contengono coloranti che in alcuni bambini causano allergie.

Come limitare il consumo di additivi

Nessuno sa con precisione quali siano nel lungo periodo le conseguenze sull‘organismo degli additivi alimentari. Inoltre nessuno studio è stato fatto sull’interazione dei diversi additivi. È questo il motivo per cui gli esperti consigliano di ridurre al massimo, per quanto possibile, i prodotti alimentari che contengano additivi.
Gran parte degli alimenti possono essere consumati freschi. I cibi più essenziali, come carne, pesce, formaggi di tipo tradizionale, legumi, pane, pasta e altri cereali, in genere non contengono additivi. Quelli che contengono maggiori quantità di additivi sono in genere i cibi pronti.
Quando possibile, è bene preferire alimenti conservati secondo i metodi tradizionali: con alcol, olio, aceto, sale, salamoia, tramite semplice essiccazione o stagionatura.
Gran parte dei prodotti surgelati sono privi di additivi. Se ben conservati, gli alimenti surgelati offrono una valida alternativa ai prodotti conservati con additivi chimici.

Attenzione

  • Se si soffre di allergia, è consigliabile acquistare prodotti di cui si è sicuri che non contengano l’alimento allergizzante, senza fidarsi troppo della lista che appare in etichetta. Gli ingredienti presenti in piccole percentuali, infatti, non sempre vengono riportati.
  • Nel caso però che tra gli ingredienti vi sia l’amido, la legge richiede che sia specificato da quale cereale provenga. La normativa è
    stata imposta per proteggere i malati di celiachia, che sono intolleranti al glutine di alcuni cereali.
  • Data la crescente diffusione di allergie alimentari, la Commissione Europea si propone di emanare una normativa che obblighi i produttori a segnalare in etichetta la presenza di ingredienti che siano stati riconosciuti dalla scienza medica come allergizzanti, anche se presenti nel prodotto in percentuali minime.
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