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Sopportare situazioni spiacevoli giorno dopo giorno può annullare la tua forza di reagire

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Come accorgersi di dover cambiare vita dai segnali interiori
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Come accorgersi di dover riprendersi la vita dai segnali interiori

Nel libro la “Rana Bollita” l’autrice, Marina Innorta racconta la sua esperienza personale, quando in un mercoledì qualunque di novembre, ha capito di non farcela davvero più.

In quell’occasione si domandò se dovesse davvero ancora sopportare tutto e, chiara la risposta, incominciò un percorso, con la consapevolezza che avesse toccato realmente il fondo e che dovesse necessariamente cambiare qualcosa.

E’ un libro che tocca argomenti importanti, senza utilizzare il linguaggio tecnico della scienza, e riuscendo ad arrivare pieno e leggero nel cuore del lettore.

Vi proponiamo qui l’estratto relativo alla fantastica metafora delle ragazze della cantina, con cui l’autrice parla del suo inconscio e delle vocine differenti che a momenti alterni si presentavano.

Buona lettura.

I segnali che qualcosa si ta spezzando

(…)
Forse abbiamo tutti un punto di rottura; il mio lo raggiungo oggi, un anonimo mercoledì di metà novembre.
Quando esco dall’ufficio, sono solo vagamente consapevole che qualcosa si è spezzato, mentre penso che non mi sono mai sentita così stanca in vita mia e che devo proprio chiedere al medico qualche giorno di malattia.

Le ragazze della cantina stanno prendendo provvedimenti a mia insaputa.
Io so solo che non ce la faccio più e che ho bisogno di vedere il mio dottore.
Loro invece hanno appena deciso che da domani niente sarà più come prima

Le ragazze della cantina

Non so nemmeno io che nome dare a questo scantinato. Probabilmente uno psicoanalista direbbe che sto parlando dell’inconscio.

In parte è così; non ho dubbi infatti che laggiù in cantina ci siano angoli oscuri e polverosi dove si muovono creature misteriose, di cui io non ho alcuna cognizione, inconsce appunto.
Però è anche vero che questa mia cantina è abitata da personaggi che conosco piuttosto bene, che mi parlano spesso e che quindi tanto inconsci non sono.
Sono parti di me, che cercano di essere ascoltate. Alcune sono alleate tra loro, altre invece si odiano e non fanno che litigare.

Gli psicologi dicono che una personalità armonica è consapevole di tutte le parti che la compongono e sa farle dialogare tra loro. Ecco quella non sono io.
Anzi troppo spesso per cercare di essere una persona razionale, capace di fare la cosa giusta, ho provato a far tacere tutte le mie voci interne, ottenendo risultati quantomeno discutibili.

Negli ultimi tempi sento spesso una bambina lamentosa; non fa altro che piangere e strillare, perché dice che la trascuro. Non ho mai capito esattamente cosa vuole ma mi rendo conto che si sente sola e spaventata. Se ne sta seduta a terra, in mezzo alla polvere, con la schiena appoggiata al muro e le ginocchia raccolte tra le braccia.
So che dovrei fare qualcosa per aiutarla ma non so cosa.

Accanto a lei c’è un adolescente sempre inquieta. Non le vedo bene il volto perché è quasi del tutto coperto dai capelli, che porta lunghi e ricci. Questa ragazza è sempre arrabbiata, ha un sacco di grilli per la testa e fuma una sigaretta dopo l’altra.
Si addolcisce solo quando va a consolare la mocciosa spaventata.

Poi ci sono tre tizie, un po’ più avanti con gli anni: la perfettina, il giudice e la contabile.
Sono amiche tra loro e sempre pronte a dare addosso alle prime due.
La signorina perfettina indossa un meraviglioso abito verde smeraldo, si muove disinvolta, ha il nasino all’insù ed è una grandissima rompipalle. Non le va mai bene niente, non c’è nulla all’altezza dei suoi desideri.
Bisogna che ogni cosa sia perfetta, dice lei, perché altrimenti nessuno ci vorrà mai bene davvero.

Il giudice è la sua migliore amica; una coppia imbattibile: la signorina in verde critica tutto, il giudice annuisce e le dà ragione.

La contabile invece se ne sta un po’ in disparte.
Lei è quella che fa i calcoli: misura tutto e non le sfugge mai niente.
“Oggi abbiamo finito un lavoro in tempo? più uno!”
“Il capo ci ha guardato storto? meno tre.“
“Hai passato il sabato pomeriggio sul divano invece di pulire la casa? vai in prigione direttamente senza passare dal via.”

Il loro è un lavoro di squadra.
La perfettina si lamenta di continuo perché nulla è all’altezza delle sue aspettative.
La contabile misura ogni oggetto, situazione, persona, circostanza.
Poi passa il giudice a emettere le sentenze.
Negli ultimi tempi sono tutte condanne, senza possibilità di appello.

Al centro della cantina c’è poi sua maestà la ragione, sovrana del regno di “fai la cosa giusta”.
Se ne sta in piedi su una vecchia cassetta di legno rovesciata e dall’alto della sua posizione crede di poter governare il resto della marmaglia. Qualche volta le riesce anche bene ma ultimamente ha perso autorevolezza.

Da ultimo, c’è una vecchina con i capelli bianchi, che si dondola su una sedia di legno decrepita, nascosta in un angolo buio e impolverato. È saggia la vecchina e anche simpatica però se ne sta sempre in ombra. Parla poco e quando lo fa nessuno l’ascolta perché la sua voce è poco più di un sussurro.

Le ragazze della cantina stanno lì a farsi la guerra tra di loro: a volte litigano a voce alta, altre volte si fanno i dispetti di nascosto.
Ad un certo punto, non ho capito come sia potuto accadere, la bambina che piange e l’adolescente ribelle hanno deciso di prendere il comando della baracca.
C’è stata davvero una gran confusione laggiù. Hanno strillato, si sono accapigliate e non c’è stato verso di metterle a tacere.

Sua maestà la regina delle “scelte razionali”, che di solito in queste situazioni alza la voce finché non riesce a farsi ubbidire, ha detto che lei era stanca di tutto quel baccano; che se la vedessero tra di loro per una volta.
La vecchina si è stretta nello scialle e ha mormorato qualcosa tipo: sono anni che ve lo dico, non mi avete ascoltato, adesso fate un po’ come vi pare.

Alla fine l’adolescente ha tirato fuori una pistola e ha sparato un colpo in aria.
Qui comando io ha detto. Ha preso in braccio la bambina e le ha sussurrato: “non preoccuparti, da adesso ci penso io a te. Intanto ci prendiamo un po’ di vacanza”.
Le altre si sono ammutolite di colpo.
La perfettina e il giudice tremano dalla rabbia e sua maestà sembra sul punto di svenire.
Lo sparo ha messo paura a tutte e sembra che, almeno per il momento, non abbiano intenzione di fare niente, se non stare a guardare cosa succede.

Da quel mercoledì nulla fu più come prima.
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