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Che cosa è la celiachia?

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Cosa è la celiachia, che sintomi provoca, come si cura
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La celiachia è un’intolleranza al glutine, contenuto nel frumento, nell’orzo, nella segale e in altri cereali minori.

L’unica terapia efficace consiste nell’astenersi completamente e per sempre dagli alimenti che contengono il glutine tossico.

Una volta che abbiano adottato una corretta alimentazione, i celiaci non sono più “malati” né sofferenti, possono avere una vita assolutamente normale, compiere qualunque performance fisica o intellettuale, diventare sportivi d’alto livello o, più semplicemente, non hanno difficoltà ad avere bambini, solo per citare qualche caso particolare.

Sono insomma persone sane come chiunque altro, ma con un condizionamento quotidiano: essere sempre sicuri che quello che mangiano non contenga glutine.
I celiaci che non seguono la giusta dieta sono soggetti a numerose complicanze e malattie.

L’intolleranza si manifesta in due modi. Quella più conosciuta è la celiachia infantile che si presenta come una classica sindrome di malassorbimento: il bambino non cresce, ha Ia pancia gonfia, diarrea, feci maleodoranti, e ha sintomi prevalentemente di tipo gastrointestinale. È quella più descritta nei testi di medicina e anche la più facilmente diagnosticabile e diagnosticata.

C’è però un modo più subdolo in cui la celiachia può manifestarsi: in età più adulta e con sintomi che possono essere anche lontanissimi dalla sfera gastrointestinale. Chi ne è affetto può trovarsi a compiere infiniti tentativi di diagnosi prima di arrivare a scoprire che l’anemia che non riusciva a debellare, la depressione refrattaria a ogni psicofarmaco o la colite ricorrente e fastidiosa erano dovute all’intolleranza al glutine.

Il numero di sintomi con cui la celiachia può manifestarsi in età matura e davvero molto vario: oltre a quelli citati si possono verificare disturbi di tipo dermatologico, afte recidivanti, funzionalità epatica alterata con valori elevati delle transaminasi, ma anche nevriti e persino epilessie, per non parlare dei casi di infertilità femminile.

Fino a non molti anni fa si riteneva che l’intolleranza al glutine fosse una malattia rara, oggi invece si è rilevato che la sua incidenza sulla popolazione è piuttosto alta, intorno all’1 per cento, seconda soltanto al diabete tra le malattie dietadipendenti.
In italia, dove la popolazione è di 56 milioni di persone i celiaci dovrebbero essere quindi oltre 500.000, invece i diagnosticati sono 50.000. È molto probabile perciò che moltissime persone ne siano affette senza saperlo.

Eppure il test predittivo è un semplice esame del sangue per la ricerca degli anticorpi antiendomisio e antitransglutaminasi, che può essere prescritto da qualsiasi medico di base.
Se l’esame dà esito positivo, allora si deve eseguire una biopsia intestinale di conferma. Se è positiva, con appiattimento dei villi intestinali, è necessario eliminare il glutine dalla dieta per ritrovare in poco tempo la salute e la forma.

ll meccanismo di questa intolleranza è ormai sufficientemente studiato: detto molto succintamente è una malattia a base genetica che scatena una reazione autoimmunitaria in cui gli anticorpi del soggetto attaccano i villi intestinali provocando la loro atrofia (e la biopsia intestinale serve a verificare se questo è accaduto). La reazione autoimmune avviene però soltanto in presenza delle molecole del glutine.

Non resta che vedere che cosa è questa sostanza e dove si trova. Ebbene il glutine è una componente proteica di molti cereali, in particolare del frumento (sia tenero sia duro, e anche delle antiche varietà oggi tornate di moda come il farro, lo spelta, il kamut), dell’orzo, della segale, ed è quella sostanza un po’ collosa che facilita la lievitazione e la panificazione. Fortunatamente ci sono molti altri cereali che non contengono glutine e che sono tranquillamente utilizzabili dai celiaci, ad esempio, tra i più comuni, il riso, il mais e il grano saraceno. Per gli alimenti base diversi dei cereali (verdura, frutta, carne, pesce, uova, latte, formaggi, ecc.) non c’è problema: non c’è glutine.
Il discorso si complica per i prodotti industriali e trasformati, non soltanto per i prodotti da forno come biscotti, grissini, cracker che sono ovviamente vietati, a meno che non siano alimenti dietoterapici garantiti senza glutine.
Spesso, infatti, risultano contaminati anche piatti pronti a base di ingredienti che non dovrebbero contenerlo.

Insomma la sensibilità della gran parte dell’industria alimentare è ancora scarsa, tanto è vero che l’Associazione ltaliana Celiachia pubblica un Prontuario con gli elenchi dei prodotti industriali senza glutine aggiornato costantemente, che costituisce la “Guida” per fare la spesa da parte delle famiglie dove uno dei componenti ha questo problema.

La cosa più difficile per un celiaco resta mangiare fuori casa: impossibile fare colazione al bar; in mensa o al ristorante il rischio di una contaminazione involontaria (tipo riso scolato con lo stesso ramaiolo della pasta) è elevato; complicati gli inviti degli amici, le feste dei bambini o le prime uscite dei ragazzi adolescenti (la birra, per dire, è vietatissima…). Fortunatamente qualcosa si sta muovendo, ristoranti che garantiscono piatti senza glutine ci sono (gli indirizzi sono nel sito dell’AlC,www.celìachia.ìt) e il fatto stesso che i celiaci sono si una minoranza, ma piuttosto consistente, fa ben sperare che in futuro fare la spesa sia più facile e il numero di locali pubblici attenti a questi clienti cresca di numero. In un mondo che va sempre più in fretta, le famiglie dei celiaci devono dedicare più delle altre, tempo e attenzione alla cucina di casa.

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