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Cos’è l’omeopatia e cosa cura?

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La medicina omeopatica non ha praticamente controindicazioni, effetti collaterali, iterazioni ed è adatta a ogni fascia di età
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Omeopatia, un modo diverso di curarsi

Quando si parla di omeopatia le opinioni sono tra le più contrastanti e tendenzialmente banalizzanti.

Chi si oppone all’omeopatia sostiene che “È solo acqua fresca” oppure che non è scientifica, mentre chi la utilizza lo fa spesso per il fatto che “Male che vada, non ha effetti collaterali”. Si tratta di opinioni molto limitate, che derivano essenzialmente da una scarsa conoscenza della materia.

Prima di giudicare l’omeopatia, occorre conoscerla e soprattutto sperimentarla, perchè è fondamentalmente un metodo esperienziale.

L’assenza quasi assoluta di effetti collaterali, di controindicazioni e di interazioni con i farmaci convenzionali e la possibilità di utilizzo in qualunque fascia di età fanno dell’omeopatia una pratica indubbiamente molto attraente, specie nei confronti di chi proviene da esperienze deludenti dopo diete drastiche, farmaci dimagranti, trattamenti snellenti aggressivi ed è alla ricerca di metodi di cura meno “aggressivi” e più in sintonia con la propria natura.

Ma l’omeopatia non è semplicemente un metodo “alternativo” o “più naturale” per curarsi e dimagrire: essa è anche e soprattutto una filosofia di vita, una disciplina psicosomatica a tutti gli effetti. che si basa su una visione diversa e più globale (olistica) della vita.

Il termine omeopatia è composto da due vocaboli di origine greca: òmoios, che significa “simile”, e pathos che significa “malattia”. In pratica l’omeopatia utilizza particolari medicinali che, quando vengono somministrati a un soggetto sano, determinano la comparsa di effetti simili a quelli di una particolare malattia.
A differenza della medicina omeopatica, la medicina convenzionale è “allopatica” poiché, attraverso farmaci e terapie varie, mira a produrre nel soggetto malato effetti opposti o diversi rispetto ai sintomi presenti.

L’idea omeopatica di provocare effetti simili a una determinata malattia può sembrare assurda, eppure funziona.
Si tratta di un principio che risale agli albori della storia, che è tuttora presente in molti detti popolari (per esempio, “Chiodo scaccia chiodo”) e che non è del tutto estraneo alla medicina ufficiale: l’uso dei vaccini, per esempio, come quello per l’influenza, si basa sulla somministrazione proprio di quei microrganismi di cui si vuole prevenire l’infezione.

L’omeopatia ebbe i suoi inizi a Lipsia, in Germania, verso la fine del 1700 grazie a Samuel Hahnemann (1755-1843). Mentre era intento alla lettura di un libro di erboristeria, Hahnemann decise di sperimentare su di sé gli effetti della Cinchona, un albero dalla cui corteccia si estrae il chinino, utilizzato per la cura della malaria. Egli ingerì quindi una certa quantità di estratto di corteccia e osservò comparire su se stesso tutto il corteo di sintomi che caratterizza il quadro clinico della malaria. In pratica, la stessa sostanza medicinale (il chinino) usata per curare un soggetto affetto da malaria aveva prodotto in Hahnemann (che era sano) i sintomi della malaria.

In base a queste osservazioni, Hahnemann si ricordò del principio di similitudine di Ippocrate, il simile cura il simile, che è il principio fondante dell’omeopatia, e cominciò con un gruppo di allievi a sperimentare altri tipi di sostanze.

Un problema non indifferente era rappresentato dal fatto che spesso le sostanze utilizzate risultavano estremamente tossiche, essendo in genere costituite da veri e propri veleni. Hahnemann e i suoi allievi proseguirono quindi le sperimentazioni iniziando a diluire varie volte tali sostanze (principio della diluizione infinitesimale), memori del fatto che, come decretato da Paracelso (1493-1542), “Dosis sola facit venenum” (“Solo la dose crea il veleno”), ossia una sostanza poteva diventare tossica solo quando superava una determinata dose soglia.

Attraverso tali sperimentazioni essi osservarono, come già fece Ippocrate, che una certa sostanza poteva essere tossica per l’uomo sano a una determinata dose, ma se veniva invece somministrata a dosaggi bassissimi era in grado di essere curativa nel soggetto malato.

Hahnemann aggiunse anche altre due importanti innovazioni. Innanzitutto, ipotizzò che l’efiìcacia del medicinale omeopatico venisse potenziata dalla sua dinamizzazione: all’atto pratico, dopo la diluizione, il flacone contenente la soluzione con il medicinale omeopatico veniva agitato vigorosamente per un numero di volte ben definito, variabile da sostanza a sostanza.

In secondo luogo, egli introdusse il concetto secondo il quale la scelta del medicinale omeopatico dovesse essere personalizzata a partire da una visione più globale dell’individuo, tenendo conto non solo delle caratteristiche fisiche, anatomiche e fisiologiche, ma anche di quelle psichiche e comportamentali.

Agli inizi del Novecento, la diffusione della medicina omeopatica subì un significativo ridimensionamento, soprattutto in seguito alle scoperte di Pasteur e allo sviluppo delle terapie antibiotiche: la medicina iniziò a concentrarsi esclusivamente sul fattore esterno (batteri, parassiti, virus eccetera).
Ma a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso si assistette : una nuova e graduale ripresa di interesse nei confronti delle medicine non convenzionali e dell’omeopatia, favorita in parte dalla ricerca di soluzioni “alternative” e meno aggressive rispetto a quelle della medicina ufficiale e da una maggiore conoscenza di nuove e diverse filosofie di vita, come, per esempio, quelle provenienti dal mondo orientale.

Nonostante le varie resistenze incontrate, attualmente la diffusione della medicina omeopatica ha raggiunto proporzioni tali che in molti Paesi è integrata nel servizio sanitario nazionale gratuito.
Gli ospedali omeopatici sono diventati una realtà in diverse parti del mondo, in particolare in Europa (come il Glasgow Homoeopathic Hospital in Scozia, il Royal London Homoeopathic Hospital in Inghilterra e l‘Hòpital Saint-Jacques a Parigi) e negli Stati Uniti. Mentre nel mondo scientifico internazionale si assiste a un continuo fiorire di studi clinici finalizzati a indagare e valutare l’efficacia e la sicurezza di quest metodo terapeutico.

Nel nostro Paese l’utilizzo dei medicinali omeopatici è molto diffuso ed è in costante crescita. Sebbene in Italia i rimedi omeopatici non siano rimborsati dal Sistema Sanitario, le spese sostenute per l’acquisto di tali medicinali e per le visite omeopatiche possono essere detratte dalla dichiarazione dei redditi e vengono rimborsati da alcune società assicurative.

I quattro principi dell’omeopatia

I principi fondamentali dell’omeopatia sono quattro:

1. Risposta di autoguarigione
Ogni individuo possiede già la capacità di stare bene. La salute proviene da dentro, non dall’esterno. I medicinali omeopatici sono deputati a “risvegliare” questa capacità interiore di stare bene.

2. Principio di similitudine
“I simili si curano con i simili” è il principio chiave dell’omeopatia. I sintomi possono essere curati con il loro simile. Occorre quindi trovare in Natura ciò che riproduce gii stessi effetti di ciò che si vuole curare.

3. Principio delle diluizioni infinitesimali
Le sostanze utilizzate in omeopatia provengono spesso da piante tossiche o da animali velenosi, ma vengono diluite numerose volte in modo da ridurre le possibilità di effetti tossici e mantenere un effetto sufficiente per stimolare la risposta di autoguarigione.

4. Approccio centrato sulla persona
L’omeopatia si basa su una visione integrale e olistica (dal greco olos, che significa “tutto, intero”), portando l’attenzione sull’essere umano nella sua globalità e individualità, tenendo conto del fatto che, oltre alla sfera puramente fisica, esiste anche un mondo emozionale e psichico, che non deve essere sottovalutato perché può avere un ruolo nell’insorgenza dei nostri disagi.
In omeopatia il modello “causa-effetto” assume un significato più relativo, mentre riveste una maggiore importanza il concetto di “terreno”, termine con cui si indica la particolare suscettibilità di un individuo ad andare incontro a specifici disagi (per esempio, a ingrassare).
Più che ricercare le cause e agire su di esse, quindi, l’omeopatia cerca di comprendere la modalità reattiva di ogni singolo individuo e di riequilibrarla, in caso di disfunzione.

Quelli che per la medicina uffìciale sono i fattori causali esterni della malattia, in omeopatia rappresentano semplicemente l’elemento che scatena il disturbo o il disagio, il quale però è già insito nel terreno del paziente.
Per questi motivi, in omeopatia non vi sono ricette uguali per tutti: ciascuna persona viene curata con rimedi scelti “su misura”, il più personalizzati possibile.
Per la stessa ragione i rimedi che una persona assume potrebbero non essere efficaci in un’altra.

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